Calcolo pensione: tutto quello che bisogna sapere

calcolo pensione

C’è chi ha appena cominciato e chi invece è quasi arrivato. Stiamo parlando della pensione. Ma come facciamo a sapere quanto prenderemo una volta che arriveremo al meritato riposo? Come calcolare la pensione che prenderemo se non abbiamo ancora ricevuto la busta arancione dall’inps?

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Quando vado in pensione?

Da poco tempo il governo italiano ha messo in atto una radicale riforma del sistema delle pensioni eliminando le quote per le pensioni di anzianità del sistema contributivo per tutti. In questo modo, per poter andare in pensione le donne devono avere 41 anni ed un mese di anzianità contributiva, gli uomini 42 anni ed un mese.

L’età minima della pensione è passata pertanto a 66 anni per le donne e gli uomini che lavorano nel settore pubblico, a 62 per le donne e a 66 anni per gli uomini che lavorano nel settore privato e a 63 anni e mezzo per le donne e 66 anni per gli uomini che svolgono attività in proprio.

Ovviamente stare al passo con tutte le modifiche apportate dalle riforme è difficile e complicato e spesso ci si perde nel mare magnum del calcolo pensionistico. Di seguito cercheremo di fare un po’ di chiarezza su come effettuare il calcolo della vostra pensione.

Iniziamo col dire che se siete laureati anche questo titolo di studio può contribuire ad incrementare la pensione semplicmente riscattando la laurea ai fini pensionistici. Per quanto riguarda invece una eventuale aspettativa retribuita o no, ai fini pensionistici non comporta alcun tipo di variazione.

Come fare il Calcolo della Pensione

Bisogna cominciare col dire che il calcolo retributivo si applica a tutti i lavoratori che hanno raggiunto la maturità dei contributi al 31 dicembre del 1995 (cioè diciotto anni di contributi versati). Si basa sulle ultime retribuzioni percepite e si divide in due quote: la quota A e la quota B. La prima si basa sugli ultimi cinque anni di stipendio rivalutati e sulle settimane al 31/12/1992. La seconda, la quota B, si basa sugli ultimi 10 anni di stipendio sempre rivalutati e sulle settimane al 31/12/2011.

Nel primo caso, la quota A, la retribuzione viene valutata al cambiamento del costo della vita secondo l’indice annuo calcolato dall’ISTAT. La retribuzione media rivalutata deve poi essere suddivisa per 260 ottenendo in questo modo la retribuzione media settimanale che deve essere successivamente moltiplicata per il numero di settimane possedute al 31/12/1992 e moltiplicata per un’aliquota di rendimento che varia a seconda dell’ammontare della stessa retribuzione media settimanale.

Questa appena descritta, è la quota A.

Per la quota B invece si effettua un altro tipo di calcolo. Bisogna prendere infatti la retribuzione degli ultimi dieci anni, rivalutarla in base all’indice annuo dei prezzi al consumo per famiglie e impiegati fornito dall’ISTAT, incrementando di un 1%, ogni anno preso in considerazione. Effettuata questa operazione si passa alla successiva.

Bisogna pertanto dividere la retribuzione media rivalutata, ottenuta precedentemente, per 520 ottenendo così la retribuzione media settimanale, che deve essere infine moltiplicata per il numero di settimane che vanno dal periodo dicembre ‘93 a dicembre 2011 e moltiplicata per un’aliquota di rendimento che varia a seconda della retribuzione media settimanale.

Calcolo Pensione con il metodo retributivo

Esiste poi un metodo più veloce per calcolare la retribuzione media degli ultimi anni, sempre rivalutati e nel moltiplicarla per un’aliquota di rendimento del due per cento che va a sua volta moltiplicata per il numero di anni di contribuzione. Tale metodo che è più veloce ma è anche soggetto ad un’approssimazione del calcolo molto più importante e viene chiamato calcolo con il metodo retributivo. Andiamo comunque a vedere di cosa si tratta e a fare qualche esempio.

Poniamo l’esempio del sig. Rossi che vuole calcolare solamente il retributivo della pensione. Poniamo quindi il caso che il sig. Rossi abbia una retribuzione media pensionabile di 1.500 euro e abbia versato 35 anni di contributi. Il calcolo che dovrà effettuare sarà:

  1. 1.500 x 35 x 2%;
  2. 1.500 x 70%;

Il sig. Rossi otterrà pertanto 1.050 euro di pensione.

Calcolo Pensione lavoratori autonomi

Il calcolo sul sistema reddituale che si utilizza per i lavoratori autonomi e per chi ha la partita iva si basa sullo stesso sistema di calcolo retributivo con la differenza che quello che varia è il periodo preso in considerazione nella quota A e nella quota B. Vengono infatti considerati in tal caso gli ultimi dieci anni di reddito mentre nella quota B gli ultimi quindici anni.

Calcolo pensione con il metodo contributivo

Ma cosa succede se, per qualsiasi motivo, non si raggiungono i 18 anni di contributi al 31 dicembre del 1995? Qui entra in scena il calcolo misto della pensione che viene applicato proprio alla categoria di lavoratori che abbiamo appena descritto.

I principi di base sono gli stessi del calcolo retributivo, quello che cambia sono le settimane che si computano alla quota B. Vengono prese in considerazione pertanto solamente le settimane di contributi che vanno dal 1993 al 31/12/1995. Dal 1996 ai contribuenti misti si applica il calcolo retributivo.

Il calcolo contributivo prende in considerazione i contributi versati a partire dal 1996 di chi ha meno di 18 anni di contributi versati al 31 dicembre del 1995, a partire dal primo contributo per chi non ha anzianità contributiva al 31 dicembre 1995, per chi sceglie questo sistema di calcolo scegliendo di andare in pensione con Opzione Donna, Opzione contributiva Dini o computo nella gestione separata.

Tale calcolo, a differenza di quanto visto precedentemente, non si basa sul calcolo degli ultimi stipendi o retribuzioni, ma sui contributi effettivamente maturati e versati durante tutta la vita lavorativa (questo viene conosciuto come montante retributivo). I contributi devono a questo punto essere rivalutati e trasformati in rendita attraverso un coefficiente che aumenta quando aumenta l’età pensionabile. Questo viene detto coefficiente di trasformazione.

Il calcolo contributivo è utilizzato con riguardo ai contributi versati a partire dal 1996, per chi possiede meno di 18 anni di contributi al 31 dicembre1995 (cioè ai contribuenti che applicano il metodo misto); a partire dal versamento del 1° contributo, per chi non ha anzianità contributiva al 31/12/1995; per tutta la contribuzione posseduta, per chi opta per tale sistema di calcolo, scegliendo di pensionarsi con Opzione Donna, Opzione contributiva Dini o Computo nella Gestione Separata; partire dal 2012, per chi possiede più di 18 anni di contributi al 31 dicembre 1995 (cioè ai contribuenti ex “retributivi puri”).

Come per il retributivo anche il calcolo contributivo si divide in due quote e anche questa volta si chiameranno Quota A (fino al 31/12/1995) e Quota B (dal 01/01/1996).

Calcolo contributivo della pensione: quota B

Il calcolo dell’assegno di pensione corrispondente alla quota B è leggermente più complicato ma niente paura, cercheremo di renderlo più semplice possibile.

Per sapere a quanto ammonta l’assegno della pensione corrispondete alla quota B bisogna accantonare una somma pari al 33% di retribuzione lorda corrisposta dal 1996 o in alternativa la media decennale calcolata dall’Inps; rivalutare i contributi accantonati annualmente sulla base della media mobile quinquennale della crescita del PIL, oppure all’incremento del prodotto interno lordo nominale che comprende anche il tasso di inflazione che viene registrato ogni anno. A questo punto si sommano i contributi versati per ottenere il montante contributivo che deve essere poi moltiplicato per il coefficiente di trasformazione che varia in base all’età. A questo punto abbiamo la quota B di pensione.

Calcolo contributivo della pensione: quota A

Anche questa volta, per determinare la quota A del trattamento, il procedimento è leggermente complicato.

In sintesi la parte di montante contributivo riferito alla quota A, viene calcolata moltiplicando il numero complessivo di anni di contributi maturati fino al 31 dicembre 1995, la media delle contribuzioni annue del periodo 1986-1995 o 1993-1995 per i dipendenti pubblici e rivalutate.

Ma cerchiamo di spiegarlo meglio. Bisogna prendere le dieci retribuzioni annue prima del 1996 o le retribuzioni tra il 1993 e il 1995 se parliamo di dipendenti pubblici, applicare l’aliquota contributiva pensionistica riferita all’epoca del versamento, rivalutare i contributi i contributi sulla media della ricchezza media del Pil nominale. A questo punto basta dividere per dieci il totale della somma accantonata per ottenere la media annua di contribuzione. Il risultato deve essere moltiplicato per il numero complessivo di anni di anzianità (ponderandoli con il rapporto tra l’aliquota contributiva vigente di ogni anno e la media delle aliquote contributive vigenti nei 10 anni precedenti quello in cui viene esercitata l’opzione). Si ottiene così il montante contributivo della quota A.

L’ultimo passaggio che rimane da fare è moltiplicare il coefficiente di trasformazione per i montante contributivo per ottenere la quota di pensione A.

Simulatori Pensione

Per chi non volesse calcolare manualmente la pensione futura, esistono una serie di simulatori online per il calcolo ma la maggior parte non sono affidabili, quello che funziona meglio è il simulatore pensione dell’inps. Nella schermata che si apre clicchiamo sul tasto viola Accedi al servizio.

A questo punto dobbiamo inserire i nostri dati: codice fiscale e Pin. Una volta effettuato l’accesso vengono visualizzati tutti i contributi versati e il simulatore calcola la pensione in base ai dati memorizzati fino al periodo effettivo in cui matureremo l’età per andare in pensione.

Tuttavia il simulatore della pensione dell’inps (nome in codice: la mia pensione futura) può non aver correttamente registrato in archivio tutti i contributi, specialmente se parliamo di liberi professionisti e titolari di partita iva: in questo caso è bene far integrare all’inps la documentazione segnalandolo direttamente online dalla pagina del simulatore.