Guida allo Stage Retribuito e non

Stage Retribuito

Stage è una parola ormai molto diffusa nel mercato del lavoro: le prime esperienze professionali dei giovani neo diplomati o neo laureati si ricollegano in buona parte a questa prima esperienza lavorativa.

Eppure lo stage non è una forma di lavoro, ma viene definito un percorso o progetto formativo o di orientamento e può essere retribuito o in forma gratuita, vediamo come funziona in questa guida pratica.

Il Contratto Stage

Nel tirocinio o stage esiste un soggetto ospitante, l’azienda, e un tirocinante o stagista. In una sede ben specificata e con orari ben definiti, quest’ultimo ha modo di muovere i primi passi nel mondo in cui aspira a lavorare in futuro.

Non c’è un contratto vero e proprio, ma un progetto formativo: quest’ultimo indica, oltre alle informazioni suddette, i nominativi dei tutor, cioè le figure professionali incaricate di accompagnare il tirocinante nel suo percorso.

Solitamente sono due:

  • il tutor del soggetto promotore
  • il tutor del soggetto ospitante

Il primo è ad esempio un dipendente dall’ateneo da cui proviene lo stagista, l’altro lavora nell’azienda (o associazione no-profit) in cui si svolge il tirocinio. L’ente promotore si occupa di tutti gli oneri burocratici del caso.

Al tirocinante viene richiesto di raggiungere determinati obiettivi svolgendo precise attività formative. I tutor sono tenuti a dare indicazioni e l’azienda ospitante, in particolare, a far rispettare il regolamento interno, nonché le norme di igiene e sicurezza.

Di primaria importanza sono ovviamente il rispetto degli orari e della frequenza e la riservatezza da parte dello stagista su informazioni acquisite in azienda nel corso del periodo di formazione.

Stage curriculari

Il tirocinio curriculare è un’esperienza svolta da uno studente universitario e deve essere coerente con il suo percorso didattico: ha il fine di incrementare l’apprendimento didattico con la conoscenza ravvicinata di un ambito lavorativo oltre ad avere un fine pratico perché rappresenta la prima esperienza lavorativa da inserire nel proprio curriculum vitae.

A promuovere stage curriculari sono in particolare corsi di laurea triennali, magistrali e a ciclo unico, master di primo e secondo livello e dottorati. Tali stage sono di competenza statale per cui rispondono a leggi di iniziativa parlamentare o governativa.

La normativa vigente non prevede un compenso per gli stage extracurriculari: il più delle volte sono dunque a titolo gratuito e per evitare l’uso improprio di questo strumento è previsto un limite di durata, da un minimo di due mesi a un massimo di sei per una stessa azienda.

A discrezione di quest’ultima può aggiungersi la possibilità di assegni di studio, buoni pasto (utilizzabili in mensa aziendale e non solo) e rimborsi per abitazione e trasporto.  

In alcuni casi, se lo studente ha svolto un buon lavoro, lo stage può continuare dopo la fine del percorso universitario: in tal caso il conto si riazzera, ma anche il percorso di stage da laureato non può superare i sei mesi.

A partire dalla data di laurea diventa obbligatoria la comunicazione allo Stato del contratto formativo, altrimenti non ce n’è necessità, come stabilito da una circolare del ministero del Lavoro nel 2004.

Inizialmente erano detti curriculari solo gli stage che davano diritto all’acquisizione di crediti formativi. Oggi lo sono tutti i tirocinanti, iscritti a qualche percorso di istruzione mentre stanno svolgendo il tirocinio: solo l’istituto di formazione può fare da ente proponente dello stage curriculare.

In base a ciò, se l’esperienza non risulta inserita nel piano di studi, la persona interessata può rivolgersi direttamente all’ufficio stage dell’ateneo. Lo stage curriculare è un po’ il corrispettivo dell’alternanza scuola/lavoro prevista per gli studenti delle scuole superiori.

Stage extracurriculari

A differenza dei precedenti, sono di competenza delle Regioni, le quali devono attenersi agli standard fissati con le linee guida stipulate nel gennaio 2013 in accordo con lo Stato.

In tale sede sono stati indicati, tra le altre cose, un rimborso minimo di 300 euro mensili (lordi) e una proporzione massima tra stagisti e dipendenti fissata al 10%. Le norme in questione non sono vincolanti, ma rimane l’obbligo di un compenso, a prescindere dall’entità.

Gli stage extracurriculari vanno comunicati tutti allo Stato, a differenza di quelli curriculari, in modo che siano tracciabili dai centri di collocamento. A fissare la suddivisione è stato il decreto ministeriale 142 del 1998 a cui si fa tuttora riferimento in attesa di una normativa più specifica.

Intanto la  Lombardia, il 25 ottobre 2013, in una Deliberazione della Giunta Regionale (DGR) ha fissato i criteri per i tirocini extracurriculari aggiungendo disposizioni su quelli curriculari, nonostante questi ultimi siano di competenza statale.

Lo stage extracurriculare è più finalizzato del primo alla scelta professionale essendo su un livello successivo rispetto a quello didattico, dal momento che può avere soggetti promotori diversi dalle università o dagli enti di formazione.  Non c’è una durata minima, ma rimane il limite massimo di 6 mesi, previsto per quelli curriculari. Sono facoltative le varie facilitazioni, quali vitto, alloggio e trasporti e la media nazionale dei compensi è intorno ai 400 euro lordi al mese.

Solitamente lo stage extracurriculare è rivolto a studenti che hanno conseguito una laurea o un master non prima di 12 mesi rispetto all’inizio del tirocinio. Scaduto questo termine, è possibile optare per un tirocinio di inserimento lavorativo, a patto che la persona interessata si dimostri disoccupata o inoccupata come certificato dal centro d’impiego competente.

Non avendo limiti d’età, questa forma di impiego è molto utilizzata in Italia in modo che, in aggiunta al sussidio di disoccupazione, coloro che non hanno un’occupazione possono cumularvi l’indennità di stage.

Vantaggi e svantaggi degli stage

Il tirocinante non ha gli stessi diritti del lavoratore, ma altresì una maggiore libertà d’azione ed elasticità.

Nello specifico, il periodo di stage non può essere riscattato per fini pensionistici e non sono previsti permesse e ferie, ma in caso di esigenze particolari è concesso allo stagista di assentarsi.

In caso di malattia grave o maternità c’è la possibilità di sospensione se si manca dalla sede per un periodo maggiore o uguale a un terzo della durata dello stage. L’interruzione può avvenire da parte dell’azienda o dell’ente promotore se giustificata da circostanze importanti e oggettive, non indispensabili se a recedere dal contratto è il tirocinante.

Quest’ultimo può invece rinunciarvi in qualunque momento. Appare chiaro che fare uno stage in Italia, a Milano piuttosto che a Roma è molto diverso che fare uno Stage all’estero dove le normative sono diverse e l’organizzazione in questo senso è decisamente migliore.

All’estero lo stage è un vero e proprio momento di apprendimento e crescita mentre da noi è ancora inteso come apprendistato gratuito, e questo deriva dalla mancanza di agevolazioni alle aziende che una Flat Tax potrebbe invece introdurre. All’estero poi si può apprendere o migliorare una lingua applicandola direttamente al business e questo dal punto di vista del curriculum rappresenta un vantaggio notevole rispetto ad un tirocinio in Italia.